Carne, pesce e poco altro..

Condiviso da Anna Rutigliano.

In una zona gelata ed ad alta densità di gr. 0. E da loro alcune malattie non esistono…

I “MANGIATORI DI CARNE CRUDA”.

Groenlandia, Alaska, Siberia nord-orientale, coste del Nord Canada. Rappresentano la parte del cosiddetto “Continente Artico” costituita da terre emerse: il resto è ghiaccio galleggiante, alla deriva sull’Oceano Artico. Tradizionalmente, le popolazioni che abitano questi luoghi sono conosciute come “Eschimesi”, distinti tra “Yupik” e “Inuit”.
Gli Yupik sono quelli insediatisi più a sud, all’estremo occidentale dell’Alaska, lungo il fiume e nel delta dello Yukon-KuskoKwim (Yupik americani), da una parte, e lungo le dirimpettaie coste orientali della Siberia (Yupik siberiani), dall’altra.
Gli Inuit (Inuktitut nella loro lingua, termine che vuol dire, semplicemente, “uomini”), i più conosciuti, sono gli abitanti dell’estremo Nord, dei ghiacci quasi perenni (popolano le coste nord dell’Alaska, sino al suo estremo nord-occidentale, e quelle all’estremo settentrione della parte orientale della Siberia), dell’estremo nord della Groenlandia, delle coste dello Stretto di Bering: il loro habitat è rappresentato, da millenni a questa parte, da tundra spoglia, ricoperta da ghiacci per la più gran parte dell’anno, da muschi e licheni nella stagione “calda”, e del tutto priva di alberi, causa la perenne presenza di permafrost sotto pochi centimetri di terra (anche nel pieno della brevissima estate boreale).
Gli Yupik, per il loro vivere più a sud, lungo le rive dello Yukon-KuskoKwim, si addentrano più degli Inuit nell’entroterra, dove riescono a cacciare caribù (e, talora, alci) durante la stagione estiva, nel corso della quale questi ungulati si spingono ai limiti più settentrionali della taiga. Per il resto, tradizionalmente entrambe le popolazioni vivono in via esclusiva delle risorse alimentari fornite dal mare: la caccia (foche, trichechi, balene) e la pesca (merluzzi, sgombri, aringhe, sardine). Null’altro: non assumono vegetali, se non in via del tutto eccezionale. Ricavano la vitamina C di cui il loro organismo ha bisogno da una fonte insospettabile: per antichissima consuetudine, dividono in parti uguali, tra i componenti della comunità, il fegato (consumato crudo) delle poche balene che riescono ad arpionare dall’alto dei kayak di pelli di foca con i quali si spingono in acqua. Le balene artiche sono animali filtratori, e traggono l’alimento di cui hanno bisogno dal plancton che ricavano in abbondanza dalle acque oceaniche: una parte di esso, il fitoplancton, è costituito da micro-organismi vegetali, ricchi di clorofilla e vitamina C, quella che poi si accumula in notevoli quantità nel loro fegato, e da qui passa nell’apparato digerente delle popolazioni eschimesi che se ne nutrono. E, al proposito, sapete da dove viene il termine “eschimesi”, dal momento che essi, come abbiamo visto, appellano se stessi, semplicemente, “inuit”, ovverosia “uomini”? Viene dal modo in cui li chiamano le tribù algonchine del nord del Canada, che li vedono, e sentono, come un popolo a loro estraneo (del resto, si tratta di uomini piuttosto piccoli di statura, dalla carnagione scura, più simili, per particolari etnici e caratteri fisiognomici, alle popolazioni nord-asiatiche, piuttosto che agli amerindi loro confinanti): per gli algonchini, dicevamo, gli eschimesi erano i “mangiatori di carne cruda”. Appunto.

I soloni della dieta mediterranea all’amatriciana dovrebbero spiegare dove gli Inuit rinvenissero, nei secoli, taralli, maccheroni, friselle, pesche, more, fichi d’india, clementine, pere, ciliegie, cotogne, pomodori, riso, zafferano, puccette, angurie, castagne, grissini, melanzane, etc. etc. Carne e pesce, “solo” carne e pesce: dopo il latte della mamma, si sono nutriti per millenni esclusivamente delle proteine (e del grasso, per il vero) di carne e pesce. Ognuno di loro, per tutto il corso della sua vita. La dieta mediterranea non gliel’ha mai insegnata nessuno. Eppure, si tratta di quelle stesse popolazioni per le quali per decenni la scienza medica si è interrogata sulle ragioni che potessero essere alla base della universale constatazione della bassissima incidenza, da loro, di malattie cardio-vascolari: infarti e ictus cerebrali quasi sconosciuti, per non parlare delle malattie renali. E per fortuna che la natura perfetta, non fa crescere frutta e verdure e semi in terre gelide, frutta verdure e semi causano nel genere “uomo” colon irritabile ipofunzione tiroidea e rischio di infezioni batteriche !!!
Dieta mediterranea ai poli metterebbe a rischio la sopravvivenza!!!!

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